Mia dolcissima Clara – 18/11/2017 h. 17.30

Festival dell’eccellenza al femminile
XIII edizione
Storie di donne straordinarie, appassionate e coraggiose


MIA DOLCISSIMA CLARA   A5 French fold.indd                                       

L’ultima notte di Robert Schumann

Notturno fantastico per trio

atto unico di Giacomo Zito – tutti i diritti riservati
liberamente tratto da  Il Richiamo dell’Angelo”
di Alessandro Zignani – Florestano Edizioni

MIA DOLCISSIMA CLARA – Riferimenti storici

La morte di Robert Schumann – considerato uno dei più grandi compositori del Romanticismo – rimane avvolta nel mistero. Molti psichiatri hanno tentato le diagnosi più disparate: sifilide, schizofrenia, psicosi maniaco depressiva. Le cartelle cliniche furono fatte distruggere dai familiari dopo la sua morte, e ciò non fa che alimentarne il mistero.

Ricoverato per più di due anni presso la clinica psichiatrica di Endenich, Schumann continua a indebolirsi, parla ormai a monosillabi. Clara, sua moglie, amorevolmente dedita a Robert fino al giorno del suo ricovero, mette in luce una sorprendente freddezza: per oltre due anni non va a trovarlo, e impedisce al marito di vedere i figli. Alla fine del luglio 1856 il dottor Franz Richarz, primario e proprietario della clinica, spedisce a Clara un telegramma: «Venga in fretta, se vuole trovare suo marito ancora vivo». Clara, figlia di Friedrich Wieck – il maestro di Schumann – e considerata dai coevi la più grande pianista d’Europa, accorre al capezzale del marito accompagnata dall’amico intimo Johannes Brahms. Schumann morirà il giorno dopo.

Come disse Berlioz, Schumann era un uomo «ossessionato dalla genialità».

Clara scrive che «nelle sue allucinazioni gli angeli gli volteggiano intorno, offrendogli le più gloriose rivelazioni, e tutto con una musica meravigliosa». Inoltre Schumann aveva coltivato la convinzione di essere abitato da altre identità: Eusebio e Florestano, nomi con cui spesso firmava i suoi scritti. Il 4 marzo 1854, dopo un controverso tentativo di suicidio (gettatosi nel Reno, sarebbe stato ripescato tempestivamente da alcuni marinai), Schumann venne ricoverato presso la clinica di Endenich. La qualità delle cure prestate a Schumann è assai discutibile. Inoltre era un famoso ipocondriaco: si raccontava che la sua stanza assomigliasse a una farmacia, e che assumesse molte sostanze, in particolare il mercurio, che potrebbe essere stato un co-fattore, insieme all’alcool, al tabacco e all’ipertensione, nel favorire una patologia cerebrale. Schumann era un forte bevitore anche perché aveva notato che l’alcool intensificava le allucinazioni acustiche che erano spesso alla base delle sue composizioni. Integrava l’alcool con caffeina e sigari forti per raggiungere uno stato di euforia emotiva e di aumentata sensibilità. Schumann fu dunque un uomo di sensibilità raffinata, ma con un’ambizione e una motivazione oltre i limiti della ragione. Nonostante la cattiva salute e i disturbi mentali, raggiunse attraverso la sua musica quel riconoscimento duraturo che aveva tanto bramato.

Clara, desiderosa di assumersi il ruolo di vestale artistica del marito e di preservarne la memoria futura, giunse al punto di distruggere la partitura della Terza sonata per violino e pianoforte e le Romanze per violoncello e pianoforte, perché – a suo dire – già guastate dal tarlo della follia. Fortunatamente è giunta fino a noi la partitura di quel meraviglioso lavoro che è il Concerto per violino, anch’esso nelle mire distruttive della Wieck.

MIA DOLCISSIMA CLARA – La tramafoto Mia dolcissima Clara 02

Bonn. 28 luglio 1856. Sera.

Clinica psichiatrica di Endenich; camera di Robert Schumann, dove è ricoverato da oltre due anni.

Il compositore, in fin di vita, giace sotto effetto dei sedativi. Il dottor Franz Richarz sta redigendo una cartella clinica indirizzata all’amico dott. Hasenclever – medico curante di Schumann – dalla quale si evince quale genere di sostanze egli abbia sperimentalmente somministrato al paziente. Sopraggiunge Clara, e tra i due, che si incontrano per la prima volta, si innesca un rapporto estremamente conflittuale.

Richarz è deciso a indagare nel passato della coppia per scoprire cosa possa aver causato in Schumann una così particolare patologia: dimostra a Clara di essere in possesso di informazioni piuttosto compromettenti, spingendola a rievocare in un tormentato flashback l’irrompere della malattia di Robert nel loro appassionato legame d’amore, fino al penoso epilogo e all’internamento.

Clara confessa che è corsa al capezzale del marito moribondo non soltanto per un estremo saluto: pretende tutti gli spartiti composti da Schumann da quando è lì, perché è decisa ad assumersi il ruolo di unica vestale dell’opera del genio e a cancellare qualsiasi memoria della sua follia. Richarz coglie l’occasione per informare Clara di una lettera che Robert le aveva scritto e mai spedito; ma, per errore, le porge la lettera indirizzata ad Hasenclever e Clara viene così a sapere degli esperimenti sul corpo di Robert. Ne nasce un violento contrasto, e le grida risvegliano Schumann. Robert riconosce Clara, e il dialogo tra i due è di una crudeltà dilaniante: nessuna traccia dell’amore decantato nei diari e nelle lettere; un lacerante odio reciproco lo ha soppiantato, alimentato dalle divergenti aspirazioni dei due coniugi, dai sogni infranti e dalle diaboliche intromissioni di Friedrich Wieck, geloso padre di Clara e intransigente maestro di Robert. Clara chiede al marito dove ha nascosto gli spartiti, ma Robert, ormai rivolto a una visione ultraterrena, esala l’ultimo respiro. Richarz, testimone di tanta crudeltà, provoca in Clara l’esplosione di tutto il suo rancore nei confronti di Schumann, le cui folli ossessioni le hanno impedito di continuare ad essere la più grande diva d’Europa. Clara propone uno scambio: la lettera indirizzata a Hasenclever in cambio degli spartiti che Richarz ha prudentemente nascosto. Il medico le consegna le partiture, e Clara le distrugge ad una ad una. Anche i documenti clinici di Robert subiscono la stessa fine. Così i due stringono il loro patto: il silenzio su tutto ciò che è accaduto. Clara se ne va: Johannes Brahms, che da tempo ha sostituito Robert nel cuore della pianista, la sta aspettando in carrozza. Richarz, rimasto solo, estrae da un cassetto segreto la partitura del Concerto per violino: è riuscito a preservare almeno quest’opera dalla distruzione, conscio del suo straordinario valore. Si accascia vicino alla salma del genio, e ad occhi chiusi attende che l’onda della musica giunga a travolgerlo.

MIA DOLCISSIMA CLARA – Note drammaturgiche e di messa in scenaHR3A0718

Tematica, nello sviluppo drammaturgico, è la moltitudine delle identità in ciascuno dei personaggi: Schumann ne è la manifestazione più eclatante e patologica, ma in Clara e nel dottor Richarz, così come in tutti gli esseri umani, si nascondono più personalità in perenne conflitto tra loro. La musica è la grande protagonista, la burattinaia che muove i fili di creature febbricitanti, pulsionali e alla disperata ricerca di amore.

Ringrazio Maurizio D’Alessandro, che con passione contagiosa mi ha suggerito di indagare sulla coppia Schumann-Wieck: data la straordinaria sorte dei due musicisti, sono state prodotte al riguardo una letteratura sterminata e alcune produzioni filmiche; ciononostante ci è sembrato opportuno e necessario – con i semplici mezzi del teatro – porre un’ulteriore lente d’ingrandimento sulla vicenda, non solo per volontà divulgativa, ma per offrire una risposta possibile agli interrogativi che sono emersi approfondendo la ricerca sul travagliato rapporto tra Robert e Clara, e indagando sulle cause della patologia del geniale compositore e sull’inaspettato comportamento della più grande pianista del tempo. Giacomo Zito

MIA DOLCISSIMA CLARA – Presentazione

Cosa si nasconde dietro la più romantica storia d’amore e di musica a cui l’Ottocento abbia assistito? Cosa mascheravano sotto una passione febbrile, affidata a fiumi di inchiostro, il più stravagante compositore tedesco e la pianista più famosa d’Europa? Cosa causò la pazzia di Robert Schumann? Perché Clara lo abbandonò in un manicomio fino alla morte? Le stesse domande che spingono il dottor Richarz, il primario della clinica psichiatrica di Endenich, ad una appassionata indagine alla ricerca della verità, il cui disvelamento comprometterà il medico stesso. Mia dolcissima Claral’ultima notte di Robert Schumann per molti aspetti può essere considerato un “giallo”, dove carnefici e vittime si scambiano i ruoli mettendo in luce la moltitudine delle identità che abitano ciascun essere umano.

Clara Wieck è interpretata da Chiara Di Stefano, che con raffinata sensibilità incarna le laceranti contraddizioni della più osannata pianista dell’epoca romantica; Giordano Bonini è il dottor Franz Richarz, del quale mette bene in evidenza il conflitto tra passione e cinismo; Giacomo Zito, che ne è anche autore e regista, veste i panni di Robert Schumann che, ormai vicino al trapasso, alterna sofferti spiragli di disperata lucidità al buio di una terrificante follia.

La musica è tutta di Robert Schumann: selezionata con cura dal maestro Maurizio D’Alessandro, è affidata all’esecuzione di Maurizio D’Alessandro, clarinetto, Ruben Franceschi, viola, Gabriele Paiato, pianoforte. I costumi sono di Giuseppe Avallone, i contributi video di Francesco Russomanno. Una produzione Arteidea Eventi e Servizi.

per info e biglietti:
0106048277
www.eccellenzaalfemminile.it